Ho visto il film Aladdin della Disney uscito di recente. E per quanto sia gradevole, simpatico e di suo ben fatto, non mi ha emozionato particolarmente. Non credo di poter incolpare di ciò la mia età: il pur recente Zootropolis mi è piaciuto moltissimo, per dire. Rimango, insomma, un fan della Disney. E non sono nemmeno fra coloro che criticano tutti i rifacimenti con attori che la Disney sta facendo dei propri classici. Molti mi sono piaciuti.

Allora che cosa c’è che non mi ha convinto in Aladdin?
La risposta a cui sono giunto è: Jafar.

La storia disneyana di Aladdin, come altre (“Il Re Leone”, “La Sirenetta”, “La Bella Addormentata nel Bosco” per citarne alcune), trae la propria forza dall’antagonista. E’ lui che, nei fatti, fa accadere la storia. Ed è lui a reggere gran parte del peso della storia stessa, molto più che il protagonista (ciò si nota meglio in una storia come quella del Re Leone, indubbiamente, ma vale anche per Aladdin).
E’ Jafar che trova Aladdin e gli dà una possibilità di cambiare vita. Senza Jafar, dopo quell’incontro al mercato fra la principessa e lo straccione, non sarebbe accaduto null’altro. E’ Jafar ad opporsi al principe Alì e, infine, a costringere Aladdin a fare i conti con la realtà (non solo Aladdin, ma anche Jasmine ed il Sultano). Semplificando, il motore dell’azione può essere considerato Jafar.
Aladdin 2019Pertanto, se il personaggio perde in qualche modo di spessore, è inevitabile che la storia ne risenta.Nel film del 2019 hanno cercato di dare un passato a Jafar, ma esso risulta troppo poco accennato e l’insofferenza per essere chiamato “secondo” non la si comprende davvero, nonostante lascino intuire che qualcosa fosse accaduto per portarlo ad una tale ossessione.
Il Jafar del cartone originario era semplicemente il consigliere del sultano che voleva prenderne il posto. Semplice ma efficace. Se si inizia ad elaborare il contorno dell’antagonista (scelta, di suo, molto interessante, come mostrato, pur con le dovute differenze, in “Maleficent”), allora va fatto in maniera curata, con più attenzione di quella che si riserva al protagonista ed al suo contorno, perché se il cattivo perde mordente, l’intera storia ne risente proprio perché è l’antagonista il motore dell’azione.
Altra nota dolente, almeno secondo chi scrive, è il carattere dato a Jafar nel nuovo film.
Il Jafar originario era subdolo, untuoso, una vera e propria serpe in seno. Era l’emblema del consigliere che trama alle spalle del suo signore. Il Jafar del 2019 ha invece scatti d’ira, momenti in cui mostra la propria arroganza e la propria natura, non si fa scrupolo ad indicare chiaramente quali sono i suoi progetti (guerra e conquista). Con ciò, il personaggio perde molto del proprio fascino sinistro.

Indubbiamente, al mio giudizio negativo sul Jafar 2019 concorre anche la mia aspettativa che il Jafar stregone ed il Jafar genio fossero realizzati meglio e facessero qualcosa di più. Insomma, un turbine di vento ed uno Iago ingrandito per qualche secondo non possono competere con una clessidra gigante, un muro di fuoco ed un cobra abnorme, né una versione più possente dell’attore può competere con un Ifrit gigantesco che emerge, distruggendola, dalla cupola del palazzo con un cataclisma attorno.

Se tutti gli altri personaggi del film, in particolare Jasmine, sono interessanti e ben costruiti, su Jafar si è clamorosamente fallito e questo è un vero peccato.