Jerome Klapka Jerome, figlio di un pastore evangelico, nacque nel 1859 a Walsall e alcuni anni dopo si trasferì a Londra, dove iniziò a studiare. Jerome passò una giovinezza contrassegnata dai problemi finanziari, impiegandosi in vari lavori dopo la morte del padre nel 1873, interrompendo per questo temporaneamente gli studi. Si dedicò infine all’insegnamento, al giornalismo e al teatro e nel 1885 comparve la sua prima opera: Dentro e fuori dal palcoscenico. Dell’anno dopo è l’opera che iniziò a farlo conoscere, i Pensieri oziosi di un ozioso; ma è nel 1889 che uscì quella che rese Jerome famoso in tutto il mondo e gli procurò fama e ricchezza: Tre uomini in barca. Per non parlare del cane. Seguirono, per citarne solo alcuni, i racconti e romanzi: Storie di fantasmi per il dopocena (1891), Novel Notes (1893), John Ingerfield (1894), Tre uomini a zonzo (1900), Paul Kelver (1902) e Loro ed io (1909). Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Jerome si offrì volontario per guidare le ambulanze della Croce Rossa. Questo avvenimento, la Grande Guerra, come d’altronde mutò tanti letterati e pensatori del tempo, cambiò anche Jerome, e il titolo della sua opera scritta dopo la guerra è emblematico: Tutte le vie portano al Calvario (1919). L’ultimo lavoro è del 1926 ed è il romanzo autobiografico La mia vita e i miei tempi. L’anno dopo, il 14 giugno, Jerome morì.
In Jerome sono riconoscibili tre fasi: una prima molto leggera e umoristica, una seconda che unisce all’umorismo momenti più cupi e seri e una terza, dopo l’esperienza della Guerra, in cui la vena umoristica viene abbandonata. In verità, in tutte le opere di Jerome a me note prima della Guerra Mondiale si può notare l’alternanza fra momenti seri e profondi, in alcuni casi molto poetici, e altri più leggeri e sciolti e, appunto, umoristici. E’ anche frequente il caso dell’ironia, un po’ amara a volte, che nasconde una critica o un insegnamento gravi, o un argomento particolarmente serio trattato con la maschera dell’umorismo.
La tipica tecnica di Jerome, di cui è maestro, è quella della digressione: iniziare la trama principale, per poi interromperla e affrontare una serie di argomenti, in qualche modo collegati a qualche dettaglio comparso nella storia. Il semplice dire che era la Vigilia di Natale, all’inizio di Storie di fantasmi per il dopocena, porta ad esempio l’autore a riflettere che tali storie si raccontano sempre durante la Vigilia di Natale e da qui a spiegare al lettore come è organizzata la società dei fantasmi e solo poi tornare al racconto principale. Di fatto spesso la trama teoricamente principale non è altro che una semplice cornice, cornice che però è già di per sé divertente e spunto di tante digressioni gustose.
Non si deve credere, a ogni modo, che Jerome sia solo un umorista. Al contrario, la sua produzione di racconti fantastici (nel tipico stile soprannaturale dell’Ottocento) è piuttosto ricca e di elevato spessore. Un esempio è dato da Novel Notes (in italiano, “Appunti di un romanzo”).
Novel Notes è un esempio della tendenza del secondo Jerome a farsi maggiormente cupo e l’alternanza fra parti divertenti e parti serie, tristi e quasi drammatiche, contribuisce non poco a rendere il romanzo molto particolare e a lasciare infine un sorriso amaro al lettore. Novel Notes è definibile come un’antologia dei temi tipici dell’Ottocento e del racconto fantastico in particolare. Vi si ritrovano infatti lo sdoppiamento dell’io, il sogno, lo spiritismo, il doppio, il morto che torna nel mondo dei vivi, l’uomo fatale, la bambola vivente, il patto col Diavolo. Eppure non si tratta di semplici riprese, poiché Jerome disprezza la letteratura puramente commerciale, come si coglie da molte sue opere, ma in ognuno di questi temi vi è, per così dire, la firma dell’autore. Lo stile asciutto, semplice, che non cede al macabro, al crudo, al grottesco, tipico di Jerome, impera e in un certo senso riesce a rendere maggiormente inquietanti e sinistre le storie raccontate. Gli stereotipi inoltre spesso non vengono rispettati; ad esempio, se in Hoffmann la bambola vivente è una donna, in Jerome è un uomo. D’altronde, come detto, Jerome non ama affatto la bassa letteratura commerciale, che prende in giro, criticandola, insieme ai luoghi comuni da cui nasce; esempio eclatante è Storie di fantasmi per il dopocena, in cui vengono ripresi gli stereotipi tipici dei racconti di fantasmi e vengono alterati dall’umorismo dell’autore, rendendo quelle che dovrebbero essere storie di paura dei racconti spassosi e simpatici.
La cornice di Novel Notes è costituita da quattro amici che decidono di scrivere insieme un romanzo, senza poi concludere nulla, come si intuisce fin da subito. In effetti le riunioni dei quattro, che dovrebbero essere dedicate alla progettazione e scrittura del romanzo, finiscono invariabilmente per essere il luogo dove affrontare i temi più diversi e scambiarsi reciproche esperienze e storie. Ognuno dei quattro amici, così, ha modo di raccontare diverse vicende e se alcune sono tipicamente umoristiche, altre sono cupe o amare. Questa alternanza continua fra divertente e tenebroso rende il romanzo unico e consigliato a chiunque ami la vena fantastica, tanto cara all’Ottocento.