Due delle figure di mentore più note della letteratura del secolo scorso e di questo sono Gandalf e Silente. Appartenenti a universi molto differenti, svolgono nel contesto della storia il medesimo ruolo, quello di mentore per il protagonista e per gli altri personaggi. Eppure, nonostante la barba e l’aspetto di vecchi saggi, sono estremamente diversi.
La differenza sostanziale da cui partire è che Silente è un uomo mentre Gandalf un Maia, un’entità angelica e, come tale, superiore all’uomo, ma che può cedere al male ed essere corrotta, come dimostra Saruman (e lo stesso Sauron). Gandalf è vincolato ai limiti che gli sono stati imposti (non si assiste mai al pieno potere di Gandalf, nemmeno quando torna come Bianco. Probabilmente ha dato prova del suo pieno potenziale nella lotta contro il Balrog, ma essa viene solamente narrata da Gandalf, non ci è mostrata, pertanto non possiamo averne un’idea maggiormente precisa). Silente, invece, non ha alcun limite se non quelli dell’umana natura.

Silente interpretato da Richard Harris
Tanto Silente quanto Gandalf supportano gli altri personaggi. E tuttavia, Silente non si limita al supporto, ma manipola e coordina. E’ lui il grande stratega della lotta contro Voldemort, tutti gli altri sono semplici pedine che devono portare a compimento un compito preciso senza, spesso, nemmeno saperlo o rendersene conto. Si pensi, ad esempio, a come Silente sapesse fin dall’inizio che Harry dovesse morire e come avesse predisposto tutto affinché ciò avvenisse nel momento più opportuno, con la mera supposizione che Harry sarebbe sopravvissuto (supposizione che, per altro, aveva potuto avere solo dopo il ritorno di Voldemort, quando seppe che il mago oscuro aveva usato il sangue di Harry per rinascere). Ciò che è ancora più incredibile, è che Silente manipola anche Voldemort, prevedendo con esattezza le sue mosse e preparando sempre, in modo perfetto, delle contromisure. Voldemort, nei fatti, è un pupazzo nelle mani di Silente. Il qual Silente appare come un essere quasi divino, superiore alla mera umanità, onnisciente e quasi onnipotente. Nell’unica occasione in cui lo vediamo combattere contro Voldemort, infatti, Silente gli tiene testa senza difficoltà, per non parlare di come metta fuori gioco in un istante Bellatrix, una delle servitrici più abili di Voldemort.
Gandalf agisce in maniera molto diversa. Oltre a combattere spesso in prima linea, egli consiglia e, soprattutto, dà speranza e coraggio (possiede l’anello elfico Narya, d’altronde, che accende speranza e coraggio nelle persone), ma non è lui il grande demiurgo della lotta al Nemico, o perlomeno non è da solo (è Aragorn che decide, infine, di farsi avanti a far guerra a Sauron, ad esempio; è Frodo che decide di spingersi fino alla voragine del Fato con l’Anello). Gandalf conosce Sauron e spesso prevede le

Gandalf interpretato da Ian McKellen
sue mosse, ma al contempo non è onnisciente (non per niente, viene ingannato da Saruman e catturato) e non manipola Sauron. E’, in effetti, Aragorn il primo ad attirare l’attenzione di Sauron lontano dai confini di Mordor, palesandosi a lui nel palantir di Orthanc; in seguito, durante il consiglio di guerra dopo la Battaglia dei Campi di Pelennor, Gandalf esorta i comandanti degli uomini a proseguire quanto iniziato da Aragorn, per distrarre Sauron e dare, in tal modo, una possibilità a Frodo. Gandalf esorta, consiglia e dà speranza; non manipola mai gli altri.
Gandalf non si scontra mai con Sauron in modo diretto (ha uno scontro di volontà a distanza per allontanare l’attenzione del Nemico da Frodo che aveva infilato l’Anello) e, dalle sue parole, si intuisce che non si riteneva pronto e che mai lo sarebbe stato. Tolkien lascia il dubbio anche su chi avrebbe potuto trionfare fra Gandalf e il Re Stregone (i due si limitano a fronteggiarsi all’ingresso di Minas Tirith, ma l’arrivo dei rohirrim fa sì che non giungano allo scontro).
Personalmente, ho sempre preferito di gran lunga Gandalf a Silente, per il fatto che lascia a quanti gli stanno attorno la libertà. Silente l’ho sempre trovato manipolatore e cinico e, come personaggio, inferiore a quello di Gandalf, molto più realistico dell’onnisciente e infallibile Silente.